Accessibilità del Web: cos'è, come ottenerla e perché

Alcune riflessioni generali sull'accessibilità: definizioni, motivazioni, relazioni con usabilità e qualità.

Cos' è l'accessibilità?

"The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect."

Tim Berners-Lee, inventore del web e direttore del W3C

L'Accessibilità di un sito web fa riferimento alla sua capacità di essere fruibile da persone disabili. In particolare un sito accessibile deve poter essere percepibile, comprensibile e utilizzabile indipendentemente da limitazioni tecnologiche, psicologiche o fisiche dei visitatori.

Un'altra definizione, più operativa a mio avviso, pone l'enfasi sull'efficacia: un sito è accessibile se supporta lo stesso livello di efficacia per utenti disabili e non disabili. Quindi il punto è di permettere comunque di raggiungere gli stessi obiettivi, prescindendo dai modi per raggiungerli che differiranno a seconda delle capacità sensoriali, motorie, cognitive degli utenti.

La definizione che il consorzio W3C dà dell'accessibilità (si veda http://www.w3.org/TR/WCAG10) è leggermente diversa ed è legata alle proprietà delle pagine web di permettere una trasformazione graduale in presenza di un qualche tipo di disabilità e di permettere comunque che il sito sia navigabile e i suoi contenuti siano comprensibili.

Bisogna considerare che l'accessibilità di un sito web dipende da una serie di elementi (si veda anche Essential Components of Web Accessibility) che tutti devono contribuire (e magari sopperire vicendevolmente ai limiti) in maniera adeguata:

  • contenuti di pagine web
  • browser con i suoi plug-in
  • tecnologia assistiva (detta anche tecnologia di ausilio)
  • standards di linguaggi e protocolli
  • strumenti di gestione dei contenuti (CMS)
  • strumenti di creazione di pagine e applicazioni web
  • strumenti di supporto alla creazione di pagine (es. validatori, strumenti di test automatico)

La prima definizione che abbiamo dato mette in evidenza che il sito deve poter essere

  1. percepito dal visitatore, a prescindere dalle limitazioni cui è soggetto, siano essere personali (ad es. debole di vista), contestuali (ad es. in sala lettura di una biblioteca non può usare il canale audio) o tecnologici (ad es. usa un cellulare con schermo ridotto e in bianco e nero).

  2. compreso dal visitatore, a dispetto delle possibili limitazioni, personali, contestuali o tecnologiche. Ad es. l'utilizzo sotto stress di un sito (come può accadere nel caso di un punto internet per l'acquisto di un "e-ticket" aereo, nel corridoio dell'aeroporto, pochi minuti prima dell'imbarco, con una lunga fila di gente che aspetta, rumore e confusione) può portare ad una comprensione insufficiente dei contenuti e delle opzioni di navigazione/interazione.

  3. utilizzato dal visitatore, nel senso che la persona oltre a percepirne i contenuti deve poter agire sui comandi che il sito offre (link da percorrere, pulsanti da premere, menu a tendina da aprire, campi testo da compilare correttamente, ...). Ad es. se il punto internet non fosse dotato di mouse, potrebbe ben essere che il sito non sia utilizzabile affatto.

È chiaro, e la definizione del W3C lo menziona, che può non essere possibile accontentare tutti. Infatti, qualsiasi sia la soluzione adottata, in pratica ci sarà sempre una situazione specifica in cui quella soluzione non funziona. Per questa ragione la definizione del W3C menziona il concetto di degrado della qualità, con questo indicando che maggiore è il grado di disabilità mostrata dal visitatore e più approssimato e meno adeguato risulterà il sito. Ad es. anche se riuscissimo a rendere 100% accessibile un sito, il suo uso attraverso un cellulare WAP (o un lettore di schermo) darà comunque origine ad una interazione tra sito e visitatore che sarà più povera di quella della versione grafica e multimediale del sito stesso. In altre parole, i media usati per comunicare con il visitatore (testo, grafica, animazione, audio, audio-video, filmati, interazione ricca) non sono tra loro equivalenti: non tutti gli effetti che riesco ad ottenere con Flash, ad es., sono ottenibili usando il solo testo. Quindi il degrado non può essere eliminato. Però dev'essere il più graduale possibile, e comunque non è giustificato quando l'HTML offre i mezzi per eliminarlo facilmente.

L'essenziale è che una persona disabile possa fruire del sito ottenendo gli stessi risultati di una persona non disabile, anche se il percorso seguito (quello che ora viene chiamato "l'esperienza dell'utente") può differire.

Perchè preoccuparsi dell'accessibilità?

Internet, e in particolare il web, è una finestra aperta verso il modo per la persona disabile: un non-vedente (ma il discorso vale pari pari per altri tipi di disabilità) può leggere il giornale in totale autonomia, può partecipare a gruppi di discussione (forum, chat, comunità online), può ordinare la spesa, può fissare un appuntamento con una struttura medica, può acquistare beni e servizi, può ...

Quindi, a mio avviso, la prima ragione per costruire un sito accessibile è di carattere morale, etico.

In secondo luogo, volendo considerare anche aspetti più materiali ma non per questo meno importanti, bisogna chiedersi quanti sono gli utenti che un sito non accessibile taglia fuori. Perchè devono essere esclusi?

A tale scopo si veda http://www.handicapincifre.it/prehome/quanti_disabiliinitalia.asp che fornisce qualche statistica, da cui risulta che il numero di disabili in Italia (che vivono in famiglia, che hanno un'età superiore ai 6 anni e che hanno chiesto un qualche tipo di supporto dalle strutture pubbliche) si aggira sui 2 milioni e mezzo di persone (nel 2000). È probabile che questo numero sia sottostimato perchè non tutti i disabili vivono in famiglia ed hanno formalmente richiesto supporto alla pubblica amministrazione.

Inoltre si consideri che l'età media degli utilizzatori del web tende ogni anno a crescere, il che significa che ogni giorno che passa ci sono persone che, ad es., ci vedono di meno e che sempre di più necessitano di accorgimenti vari per fruire di un sito (ad es. devono ingrandire la dimensione del carattere usato). E quanti sono i visitatori anziani che vorrebbero o potrebbero usare un sito per gestire le proprie finanze? le operazioni bancarie? eventuali acquisiti di regali per i nipotini? e che si scontrano con le difficoltà di un sito non accessibile?

Quindi se rispondere alla domanda "quanti visitatori escludiamo?" è difficile, è molto facile capire che sottovalutando l'accessibilità si rischia di escluderne troppi.

Infine, nel momento in cui mi accingo a consultare un sito web via WAP con un cellulare, o usando il computer palmare in bianco e nero, o nella sala lettura di una biblioteca dove non posso ascoltare l'audio ecco che di colpo divento più disabile di prima: non posso più fruire della grafica, dell'audio, della bellissima forma tipografica della pagina che adesso deve venir visualizzata sullo schermo monocromatico del mio cellulare con 10 righe e 40 colonne. E se consulto un sito dalla camera del mio albergo, cui mi collego tramite il modem del mio portatile, ecco che la bella introduzione in Flash non solo non mi serve, ma mi ostacola perchè mi obbliga ad attendere 3 minuti per essere scaricata prima di permettermi di continuare.

Il "quanti visitatori escludiamo?" diventa "quanti visitatori non accontentiamo?", e l'immagine dell'organizzazione che gestisce il sito cala. La conclusione è che l'accessibilità di un sito web non riguarda solo gli utenti disabili, ma in generale riguarda tutti i possibili visitatori.

Se queste considerazioni fossero ancora troppo deboli, ci si chieda quali utenti rimangono esclusi da un sito non accessibile. C'è un utente molto importante, che ne influenza tantissimi altri: si chiama motore di ricerca. Infatti un sito accessibile contiene mediamente più parole significative di un sito non accessibile. Inoltre la navigazione in un sito accessibile è tale da facilitarne la scansione da parte dei vari spider dei motori di ricerca. Infine il motore di ricerca può anche indicizzare correttamente parole di lingue straniere se esse sono opportunamente marcate (con l'attributo LANG).

Infine l'accessibilità di un sito può essere imposta per legge: negli Stati Uniti è stata promulgata una legge (chiamata Section 508 of the American Disability Act) che obbliga i gestori dei siti governativi ad adeguare i siti in modo che soddisfino ad una serie di linee guida. Il Canada, la Gran Bretagna, l'Australia e la Nuova Zelanda hanno seguito questa direzione e vincolano i gestori dei siti pubblici a soddisfare delle linee guida. In Italia, al momento in cui scriviamo queste note (marzo 2003) esiste una proposta di legge che, qualora approvata, vincolerebbe i gestori di siti pubblici o di utilizzo pubblico (ad es. trenitalia.it) ad rendere accessibili i siti.

Come si fa a rendere accessibile un sito?

Come si fa ad ottenere un sito accessibile? Come si rende accessibile un sito già esistente? Quanto costa pianificare e svolgere l'attività legata all'accessibilità?

Ovviamente queste sono le prime domande che chi gestisce un sito (o il suo sviluppo) si pone. Per fortuna la risposta è quasi sempre positiva, anche se dipende da caso a caso. Infatti l'HTML prevede dei costrutti (tag o attributi) che possono essere facilmente impiegati e garantiscono l'assenza dei maggiori problemi.

In poche parole (e delegando ad altre note tecniche più specifiche la trattazione delle varie problematiche) rendere accessibile un sito vuol dire che tutti i suoi contenuti e opzioni di navigazione ed interazione (ad es. i controlli offerti da un modulo, da una form) devono poter essere trasformati in testo (ad es. le immagini devono avere un corrispondente testo descrittivo; un campo per l'immissione di testo deve avere un'etichetta testuale). Nel caso il sito contenga materiale audio (ad es. intervista) lo stesso contenuto deve esistere anche sotto forma di trascrizione scritta. Nel caso il sito contenga del video, esso deve essere descritto testualmente e la descrizione testuale deve essere in qualche modo sincronizzata con quella video.

La maggioranza dei problemi riguarda la gestione delle immagini, la navigazione nel sito e l'interazione con il sito; tutti questi problemi sono facilmente risolvibili usando in maniera appropriata l'HTML. Altri casi più complessi possono riguardare la corretta codifica delle tabelle e dei moduli (form), e tipicamente questi sono problemi relativamente semplici da risolvere anche se richiedono un lungo lavoro, se fatti a mano. Infine, i problemi di gran lunga più difficili da trattare sono quelli relativi a componenti multi-mediali o interattive (come APPLET) inclusi nelle pagine.

La soluzione, spesso adottata, di realizzare una copia "solo testo" del sito, non è quasi mai vincente. Da un lato la persona disabile non ritiene di essere un utilizzatore di serie-B del sito; inoltre ha già sperimentato che i siti "solo testo" sono delle copie povere del sito vero, molto meno aggiornati e con meno contenuti; infine uno arriva al sito "solo testo" solo se riesce a fruire della home page. L'unico caso in cui le pagine "solo testo" sono adeguate lo si ha quando esse vengono generate automaticamente a partire dalle pagine di partenza, non escludono alcun contenuto importante ed essenziale, offrono il modo di raggiungere tutte le altre pagine raggiungibili dalla pagine da cui derivano e, magari, migliorano la capacità di fruizione del sito.

Si veda alcune note (in inglese) sui processi di controllo della qualità per siti web.

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