La legge Stanca ha sicuramente dei pregi, ma come tutte le cose è
migliorabile: quali sono i suoi limiti?
Indice sinottico
- Scopo di questo documento
- Debolezze tecniche relative ai requisiti tecnici
- Debolezze metodologiche
- Alcuni rimedi
Lo scopo di queste note è di mettere
in evidenza alcuni aspetti tecnici relativi alla legge 4 del
9/1/2004 ("legge Stanca") e allegati (www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM080705.htm) che sono subottimali e che potrebbero
essere migliorati. Il problema è che la presenza di questi
difetti rende più difficile e arbitraria l'osservanza della legge,
riducendone i benefici.
I commenti che seguono vertono soprattutto
sugli aspetti tecnici, e non su quelli legali, per i quali
suggerirei di consultare www.webimpossibile.net/05/3.11.05.htm
Per un confronto tecnico tra i requisiti della
legge Stanca e quelli della sezione 508 statunitense e i criteri
di successo previsti da una recente bozza delle WCAG 2.0 si veda la mia nota sulle
corrispondenze.
I seguenti commenti, mie personali opinioni, sono basati sulla
mia esperienza di quali siano le barriere importanti che
limitano l'uso del web da parte di persone disabili di vista, di
udito, motori o cognitivi. In particolare non derivano da dati sperimentali.
-
nessun requisito richiede che documenti
PDF (una grammatica formale pubblicata, anche se di
proprietà) siano resi accessibili (trasformandoli in
documenti equivalenti in HTML o marcandoli opportunamente,
come il formato PDF prevede); dei PDF si richiede solo la
validità sintattica.
Rettifica del 20/3/2008 In effetti, trattandosi di una grammatica formale pubblicata, tutti i requisiti previsti dal regolamento si applicano in linea di principio. Non si tratta quindi di un limite della legge. Mi scuso per l'errore.
-
nessun requisito richiede che il
contenuto delle pagine sia suddiviso in sezioni, usando i tag
H1-H6; eppure l'assenza di questi accorgimenti rende molto
dispendiosa e confusa la fruizione di una pagina mediante un
lettore di schermo
-
nessun requisito richiede che le pagine
siano dotate di tasti rapidi (accesskey) associati a delle
funzionalità frequentemente usate, che migliorerebbero
le prestazioni di utenti che non possono o non vogliono usare
il mouse (ad es. in una applicazione all'interno di una
intranet)
-
nessun requisito richiede che link
adiacenti siano separati da caratteri pronunciabili (qualora
non si usino delle liste UL, ad esempio); spesso però i lettori di
schermo pronunciano i link uno dopo l'altro senza nessuna
separazione udibile tra loro
-
nessun requisito richiede che le pagine
abbiano dei titoli informativi, non ambigui e differenti tra
loro, altro fattore la cui assenza rende confusa la fruizione
delle pagine tramite lettori di schermo
-
nessun requisito richiede in maniera
esplicita che si verifichi il modo con cui il cambiamento del
focus dell'input avviene; talvolta il cambiamento del focus
non avviene per effetto di un input dell'utente (ad es.
l'attivazione di un refresh temporizzato della pagina) e
talvolta anche se avviene per effetto di un'azione
dell'utente, il cambiamento del focus è imprevedibile
(ad es. la selezione da una combo box che causa un HTTP post,
e quindi un refresh della pagina); in questi casi l'uso di
tecnologia assistiva o anche della sola tastiera rende non
fruibile il sito
-
nessun requisito richiede in maniera
esplicita una gestione accessibile degli errori di
compilazione di una form, ed è risaputo che la
comprensione e l'utilizzo delle form è una delle cose
più difficoltose
-
nessun requisito richiede che i campi e
i controlli delle form siano adeguatamente raggruppati e
titolati (usando FIELDSET e LEGEND)
-
nessun requisito richiede la marcatura
per identificare la lingua con cui le parole vanno
pronunciate
-
un requisito vieta l'uso delle pagine
solo testo, mentre delle pagine solo testo fatte bene
(cioè accessibili) risultano efficaci in molte
situazioni (si veda a tal proposito alcuni articoli da me pubblicati)
-
le formule e i criteri per calcolare i
sufficienti livelli di contrasto luminoso e cromatico tra
colore di sfondo e colore di primo piano sono criticabili, in
quanto siti che violano tali criteri risultano a tutti gli
effetti ben accessibili; si veda www.contrastocolori.org per delle discussioni
dettagliate e controesempi
-
un requisito richiede che le pagine
siano scritte in (X)HTML con DTD strict: si tratta di una
caratteristica che rende le pagine sicuramente di elevata
qualità (almeno dal punto di vista dei linguaggi di
rappresentazione usati), ma sebbene l'ottenimento di questa
proprietà spesso sia molto costoso in
termini di tempo, sforzo, conoscenze (ad es. quando si usano
delle applicazioni pre-esistenti con interfaccia web, come un
CMS), l'impatto che tale proprietà ha rispetto
all'accessibilità è minimo (nella mia
esperienza non mi è mai capitato di osservare un
disabile "inciampare" su un
sito perché le pagine non fossero valide
sintatticamente). È vero: pagine non valide rischiano
di non far funzionare correttamente un browser (mi sta
succedendo questo ogni mattina: l'applicazione web che devo
usare nell'albergo in cui sono per attivare la connessione in
rete prevede il click di un pulsante immagine che è
codificato in maniera non valida così <img
src="..."
onclick="..." >; Internet Explorer
interpreta l'immagine con un oggetto cliccabile e mi permette
di andare avanti; Firefox no). Però sempre questi
malfunzionamenti influenzano tutti gli utenti, non solo
coloro che sono disabili o che usano una tecnologia
assistiva. E quindi il ripulire le pagine da questo tipo di
difetto è un intervento che, a mio avviso, esula dall'accessibilità.
Da un punto di vista metodologico si vorrebbe poter impiegare dei
metodi che siano di qualità:
- validi, e cioè che permettano di catturare
la proprietà a cui siamo interessati (l'accessibilità)
- affidabili, e cioè che siano ripetibili nel
senso che valutatori simili in situazioni simili producano
risultati simili per gli stessi siti
- economici, in termini di sforzo, tempo,
competenze, persone.
Temo che per quanto riguarda l'accessibilità in generale, nel
mondo, non si sia ancora
giunti a tale stato di cose. Per quanto riguarda la legge Stanca si
possono rilevare i seguenti difetti:
-
Alcuni requisiti non sono testabili: ad
es. il requisito 5,
se si causa o favorisce un attacco
epilettico
, non fornisce alcun dettaglio su come
decidere.
-
I legami con i checkpoint delle WCAG
1.0 e i paragrafi della section 508 ci sono ma non sono
normativi, sono solo di riferimento; quindi dovrebbero
servire solo per generica informazione, e non per determinare
se un sito viola o meno quel requisito; tutto ciò
rende ambigui gran parte degli enunciati dei requisiti, con
la conseguenza che la loro verifica diventa più
soggettiva di quello che sarebbe potuta essere.
-
La verifica tecnica si conclude con un
esito binario, senza necessariamente fornire delle
indicazioni su diverse priorità che le violazioni dei
requisiti possono avere; tali priorità sono invece
essenziali per chi deve decidere quali difetti risolvere in
condizioni di risorse scarse.
-
La verifica tecnica
richiede che le pagine vengano esaminate con vari browser e
si verifichi la fruibilità dei contenuti delle pagine
sotto varie condizioni. In alcuni casi è relativamente
semplice farlo (ad es. verificare la fruibilità dei
contenuti una volta che le immagini vengano disabilitate), in
altri invece richiede di esprimere dei giudizi molto
soggettivi (es. verificare che i contenuti della
pagina siano fruibili in caso di utilizzo delle funzioni
previste dai browser per definire la grandezza dei
caratteri).
-
I metodi suggeriti per la verifica
soggettiva includono la simulazione cognitiva. Se per
"simulazione cognitiva" si
intende "cognitive
walkthrough" (si veda usability
evaluation methods) allora la sua efficacia per la
verifica dell'accessibilità è ancora da
dimostrarsi. Si tratta infatti di un metodo usato durante le
fasi di sviluppo di un sistema interattivo secondo il quale
uno dei progettisti fa le veci dell'utente e
"percorre" le varie videate
del programma spiegando ai suoi colleghi quali siano le necessarie
ipotesi sul modello mentale dell'utente affinché
l'interazione abbia successo. è possibile che tale
metodo funzioni per la verifica dell'accessibilità, ma
non esistono ricerche in tale senso che ne dimostrino
l'efficacia. Dato che la normativa prevede che si considerino 12
principi generali di usabilità, è possibile
che l'arcano sia dovuto semplicemente ad un errore di
stampa: il metodo da applicare è quello
della simulazione euristica ("heuristic
walkthrough"; in una mia nota ne propongo una variante
adattata all'accessibilità.
-
La normativa prevede anche che il
valutatore (che svolge la verifica soggettiva) assegni dei
giudizi di qualità, articolati su 5 livelli, per
caratterizzare quanto bene il sito implementa ciascuno dei 12
principi. Purtroppo non si da alcuna indicazione su come
assegnare i livelli di qualità, lasciando aperta la
possibilità di un'ampio grado di
discrezionalità.
-
La verifica soggettiva prevede la
costituzione di un gruppo di utenti a cui chiedere di usare
il sito in completa autonomia e fornire delle opinioni
(metodo chiamato "subjective
assessment") alternativamente tali utenti
possono essere coinvolti in sessioni di test (metodo chiamato
"user testing) in cui uno
alla volta cerca, sotto osservazione, di svolgere dei compiti
assegnati dal valutatore, e quest'ultimo individua le
situazioni in cui l'utente
"inciampa" e, alla fine, stila
una diagnosi del sito.
Anche in questo caso la normativa vincola molto poco il
valutatore, sia nella scelta del metodo, che nel modo di
applicarlo, col risultato di lasciare un alto grado di
discrezionalità. Anche in questo caso il valutatore
deve produrre dei giudizi qualitativi articolati in 5
livelli.
-
La sintesi del livello di qualità
finale, secondo quanto previsto, deve procedere con il
calcolo dei valori medi dei vari livelli qualitativi, e
fornire un giudizio articolato in 4 possibili livelli. In
questo caso non è ovvio che questo modo di procedere
nella sintesi dei livelli di qualità sia efficace e
fornisca un indice finale che veramente sia indicativo del
livello di qualità riscontrato.
-
La verifica soggettiva mira a verificare
l'usabilità (o meglio qualità d'uso) del sito
da parte del disabile, che è un concetto diverso da
quello di accessibilità (per accessibilità
spesso si intende la proprietà del sito di permettere
al disabile di ottenere le stesse informazioni o servizi del
non disabile). Per ottenere e per verificare il livello di
usabilità rispetto ai disabili, i metodi di analisi,
progetto, realizzazione e test dei siti richiedono livelli di
competenza sicuramente maggiori di quelli oggigiorno messi in
pratica nella realizzazione di siti e applicazioni web.
Sebbene sia una buona intenzione, a mio avviso resterà
inapplicabile (se fatta seriamente).
- Infatti due dei metodi suggeriti per la verifica soggettiva (test
con utenti e subjective assessment) sono
relativamente complessi da organizzare nel caso di utenti
disabili (è difficile trovare campioni
rappresentativi delle varie disabilità e che abbiano i necessari
requisiti di screening; difetti di bassa
usabilità in generale del sito costituiscono fattori di
disturbo, è difficile la logistica: bisogna trovare stanze e
apparecchiature che siano familiari agli utenti).
-
La legge prevede la certificazione
dell'accessibilità; recentemente l'EICTA
(l'associazione europea delle industrie dell'ICT) ha
stilato un rapporto
in cui elenca le ragioni per cui
è contraria ad un processo di certificazione da parte
di terze parti dell'accessibilità:
-
tendenza a congelare l'innovazione dato che direziona
attenzione e risorse sul superamento della certificazione (sindrome del
"minimo comune denominatore") invece che sul miglioramento
del prodotto
-
rallenta l'introduzione sul mercato
dei prodotti
-
porta a duplicazione di sforzi e
costi, dato che un processo di verifica interno è
comunque necessario
-
tende a confondere aumento della
qualità con verifica della conformità
-
aumenta il prezzo finale dei
prodotti
-
scoraggia ricerca e sviluppo in
direzioni equivalenti
-
è poco praticabile vista la
soggettività intrinseca nelle proprietà
valutate (accessibilità) e il livello di
competenze necessarie per svolgerla in maniera valida e
ripetibile
-
non produce gli
effetti desiderati visto lo spettro di diverse
abilità degli utenti considerati
-
genera false aspettative nella
clientela e quindi sarebbe occasione di dispute
legali.
Per queste ragioni l'EICTA è a
favore di un'auto certificazione, da parte di chi produce il
sito, che sia basata (in Europa) su un unico insieme di linee
guida, le WCAG.
A mio avviso bisogna approcciare l'accessibilità da un punto di
vista ingegneristico e pragmatico, cercando di bilanciarne i benefici con i costi
relativi. Solo in questo modo essa può diventare un fattore di qualità
che è sostenibile.
Una prima possibilità di rimedio
è di adottare un metodo di valutazione
dell'accessibilità che guidi il valutatore fornisca
maggiori informazioni al valutatore, in modo da ridurre la
soggettività del giudizio. Un metodo di questo tipo
è ad esempio la simulazione euristica
attualmente in corso di validazione sperimentale. Questo metodo,
se guidato dalle barriere, fornisce inoltre dei contesti di
riferimento da una parte concreti (e quindi facilmente
comprensibili) e dall'altra abbastanza ampi da coprire le
esigenze di un gran spettro di disabilità. Se le barriere
considerate sono un sovrainsieme di quelle menzionate nei
requisiti della legge Stanca si ottiene la conformità come
effetto collaterale.
Una seconda
possibilità è di definire esplicitamente una
politica di accessibilità e delle linee guida aziendali
per l'accessibilità che possono essere un raffinamento ed
una specializzazione dei requisiti della legge Stanca, o altre.
In questo modo sia il concetto di accessibilità, sia gli
obiettivi dell'accessibilità, e quindi anche i modi per
verificare se la si è ottenuta sono messi in chiaro.
Inoltre la specializzazione delle linee guida permette di
adattarle sia ai propri scopi che alle caratteristiche e
convenzioni adottate nel proprio sito (ad es. per decidere in
dettaglio che tipo di testo alternativo dare alle immagini usate
nelle intestazioni delle pagine).
La terza strada da seguire per migliorare
l'effetto che la legge Stanca ha sulla qualità dei siti
web consiste nel rendere il più trasparente possibile il
processo di valutazione, pubblicando il rapporto tecnico con una
descrizione delle decisioni prese e delle loro motivazioni
(magari tale rapporto può essere raggiungibile da un link
adiacente al bollino di conformità, insieme alla politica
di accessibilità adottata). In questo modo da una parte ci
si salvaguarda da interpretazioni discordi di qualche requisito,
e dall'altra si dimostra di non aver nulla da nascondere. Inoltre
si contribuisce alla società descrivendo le buone pratiche
che si sono adottate.
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